Seamow, you will find all your brothers here
and sense you've met a few already, by chance or mistake.
See them all in your wandering the world, they will tell you of the lands I trod.


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2 luglio 2009

Arte



[...] L’unico modo per incontrare l’arte assoluta, posto che essa esista, è quello di non tentarla affatto.
Se per caso infatti riuscissimo di avvicinarci ad essa con un opera di unanime valore, che sia pittorica, musicale, letteraria o di altro genere, avremmo solo definito un nuovo punto di riferimento in una certa direzione, un nuovo canone, di per sè comunque fuorviante, per non dire contrario, rispetto al concetto di assoluto. Il nostro fine si rivelerà fallito così come già ci appariva inadeguato il punto di partenza. [...]
Ogni successo artistico è tristemente - non puo’ che essere - un compromesso “verso il basso” rispetto al traguardo d’assoluto che si pone, sebbene per suo tramite tutti coloro che ne godono possano sentirsi, seppur di poco, elevati verso la mèta suprema. Appare così in tutta la sua evidenza la natura asintotica del percorso artistico in luogo del suo atteso carattere intercettivo.
Non tentando nulla, invece, da una parte non si rischierebbero direzioni improprie, dall’altra ogni angolo di mondo ci parrebbe un capolavoro, inimitabile, e così com’è, senza mediazione e senza remora, fruibile e inevitabilmente goduto nella sua assoluta unicità. [...]

Questo è uno stralcio dell’ultima pagina del diario di E29FC8 (al secolo Jack ‘o Rubens) figlio di 622152 (Jack ‘o Soberwas), della XII generazione dei Jackonedee. Sacrificando un intero letargo, tentò invano di replicare con le sue scaglie le variegate sfumature di un bicchiere di Syrah al chiaro di luna nel quale il padre era caduto accidentalmente una sera mite, quanto a me propizia, di fine autunno. Il diario si apre con un trattato filosofico estremamente profondo, ma assai ostico nella sua decifrazione, che il nostro rivela in una nota essere elaborato direttamente da un dialogo col padre avuto immediatamente dopo la di lui inattesa e coinvolgente avventura nel calice di vino.

28 giugno 2009

Arcus vivendi

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- Sei tornato finalmente!
- Oui, ma folle danseuse. Calmati. Fatti alitare un po’ sul nasone. Già, solito Leberkäse e Paulaner. Non trovo di meglio al rientro. Va meglio ora?
- Si, grazie. Non si fa più vita...
- A chi lo dici...
- Ma insomma, cos’è per te vivere?
- Oddio, così sulla porta... ah, tes baisers doux d’albumen... Parlare.
- Anche con te stesso?
- Sì.
- Allora vivi in questo esatto momento?
- In un certo senso sì, direi meglio che sopravvivo.
- Parlare ... pensare no?
- Per l’appunto, anche pensare. Fai la furba eh? e io ti strizzo il muso proprio tra il tartufo e i bulbi straniti, inutile che li sgrani, non capirai mai questi giochi così materiali. (Non si capiscono, non si possono capire, i giochi che piacciono)
- Stai pensando ora?
- Beh, ora non più. Rispondo. Anch’io sono bravo a sfuggirti, chasseuse de tourterelles. Fammi posare ‘sto coso.
- E non pensi quando rispondi?
- No. Cerco. Cerco la risposta giusta tra le tante. Ci metto un attimo.
- Strano che tu non pensi quando ti pongono una domanda. Potresti scoprire tante altre cose.
- Non credo, tutt’altro. Non amo mediare quando mi fanno una domanda. Si arriva al nulla di sempre. Meglio cercare la risposta giusta e chiuderla lì.
- E come alimenti la tua scorta di risposte giuste?
- Vivendo.
- Cioè? Rispondendo, parlando o pensando?
- Sperimentando. Agendo.
- Cosa mi hai portato?
- Niente.
- Ma allora parlare cos’è?
- Ascoltare e dire. Cantare.
- Senza connessioni? Senza ragione? Senza dialogo?
- Senza. Quello sarebbe pensare.
- Allora vivere è rispondere, pensare, parlare e agire. Mi sembri confuso. Abbiamo finito?
- Sì. È tutto. C’è una vita ribattuta, una pensata, una cantata ed una sperimentata. Non si conoscono tra di loro anche se seguono una linea di superamento ad arco. La prima è vita inevitata, la seconda è vita sopravvissuta, la terza è vita davvero, la quarta è vita bruciata.
- E dove si trova questa linea ad arco?
- Su una bolla di libertà, che si alza sul lago dell’accaduto. E lì che si tuffa la vita sperimentata, è lì dove si trovano tutte le risposte giuste, è da lì che evapora la vita inevitata. È da quel torbidume insopportabile che si sprigiona la bolla di libertà.
- Ossignore. E come si forma quella bolla?
- Depressione.
- E sì mio caro, lo so. Lo vedono tutti. Da tempo...
- Ma che hai capito? La bolla di libertà si forma per depressione. È il buio sopra il lago che la risucchia su. Talvolta succede.
- Quindi la libertà non è … libertà?
- Macché… è un fenomeno fisico. Ci sono momenti in cui il buio sovrastante opprime di meno e il lago è così limaccioso che ci potresti camminare su con tutte le scarpe. È allora che si alza la bolla.
- Senti, ho altre priorità adesso, mi aspetta un po’ di vita ribattuta. Dimmi solo perché la vita davvero – come la chiami tu - è quella cantata.
- Perché è il punto di spinta massima della libertà. È dove il buio si rarefà: è quando, è dove si spacca la superficie del conosciuto: non rispondi più, non pensi più, non agisci più. Ascolti il buio e vibri nel buio. Dura un attimo. Parti in sintonia prima, sulla spinta, e poi prendi una tua strada imponderata e inistintiva. Crei. Non potrai mai immaginare il percorso di quella piccola esplosione. Tutti ne vedranno i frantumi ricaduti sul lago - il frutto conosciuto della tua creazione - e qualcuno di questi resti ne sarà il simulacro. Molti ne godranno a lungo. Ma nessuno, tranne te, avrà vissuto davvero in quell’esplosione. Nessuno, tranne te, l’avrà potuta all’istante dimenticare.
- Non si possono capire i giochi che piacciono.
- Già
- Portami fuori ora.
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