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2 maggio 2016
Quindicesima stazione
Il treno parte.
Una donna sorridente si porta un cioccolatino alla bocca. E' un cartellone pubblicitario. I suoi occhi mi seguono fino a che non esce dal finestrino.
Altri cartelloni. Telefoni, medicinali. Poi scarpe. Di nuovo telefoni.
Guardo ancora.
Aspetto di incrociare per un'altra volta quello sguardo che si interessa a me.
Ma non succede più.
Il treno è ormai fuori dalla stazione.
Solo quadrilateri di campi, mutevoli e sghembi per la velocità.
24 dicembre 2011
8 dicembre 2010
Replica
L’unghia irregolare del mio pollice
che fu quella di mio padre
mi indica la via della vecchiezza
come questi occhi molli
che dicono d’essere i tramagli
del più grande uccellatore di misteri.
Ecco che si compone di luce
un’altra variazione sul tema,
un fatale passatempo.
Rimando lo specchio
a ricomporre senza danni
il consueto fondale in mosaico
sul quale rivi di vapore
esitando si incontrano
e si estinguono.
Scomparendo tra i confini
come tutti
in un momento di distrazione.
mi indica la via della vecchiezza
come questi occhi molli
che dicono d’essere i tramagli
del più grande uccellatore di misteri.
Ecco che si compone di luce
un’altra variazione sul tema,
un fatale passatempo.
Rimando lo specchio
a ricomporre senza danni
il consueto fondale in mosaico
sul quale rivi di vapore
esitando si incontrano
e si estinguono.
Scomparendo tra i confini
come tutti
in un momento di distrazione.
2 ottobre 2010
Gianna
Non parlammo mai
di un giro di piazza,
fatica e tempi di periplo.
Sedemmo al muretto del verde
quando la piccola radio
si mise a frinire
“una verde milonga”
e ci denudò
per come eravamo
uguali.
Tu ferma e indifferente
gli occhi opachi su una lava di auto.
Fuori è sempre terra straniera.
Cademmo lentamente
in una buca di tempo,
un’imboscata dell’arte,
tu per prima ed io con te
trascinato a braccetto
dalla tua mano sana.
13 giugno 2010
Domenica
Gocce grosse e calde
roba estiva
compiono solitarie sull’asfalto
un sacrificio inosservato.
A qualche sventurata
tocca di rinviare
il momento santissimo
del ritorno al principio:
sopravvivendo cade
sulla materia di me,
che ronzo di catena
e faccende d’organi
pedalando sulla camionale
disertata, enorme incensiere
che spande sudori
di catrami e di gomme.
Sole di questa estate,
frutto tardivo,
dal mallo duro
sospensione d’oceano e ferro,
guardami e dimmi
se anche altrove consola
lo stesso immane miraggio
circolare e smarrisce.
16 ottobre 2009
Stanza d'albergo
Tienimi la fronte
memoria
con la tua mano fredda
ché ho conati di pianto.
Un’aureola compongo stanotte
d’affanni
oltre una trasparenza di me
sulla tua vestaglia a quadri:
l’odore dei tuoi pantaloni
avana
le tue bianche dita coniche
cariche di frutta estiva.
Serena forte solitudine.
Il mondo continua
a complicarsi
dietro ai doppi vetri.
Lascia che accosti le tende.
Nessuno ha mai capito
il nostro chimico protocollo.
Nessuno ha mai scoperto
la nostra muta fonte notturna.
Vedi mio poeta?
È scritto qui,
in questa carta da lettere.
È tutto scritto qui:
il tuo, il mio silenzio,
il nostro patto indiscusso,
tutte le nostre trasformazioni,
epifanie della Nostalgia.
E finalmente,
un po’ di seria,
giusta,
solitudine.
30 giugno 2009
Qui, dove inutilmente torno
.

Torno
in questo luogo incontemplato,
che pur esiste, perché è qui
a me intorno.
E qui ombrilungo m’aggiro.
Silenzioso estraneo e solo,
oltre le squadrate forme,
tento di capirne
come il gatto
che visitava notturno
che visitava notturno
le stanze di noi pervase.
Ma non v’è contesa di sensi:
sovrasta questo tuo sospeso istante
e i suoi mossi tatuaggi di luce
uno sciame di voci
che dissi a tutti nostre,
ma che qui
si fanno mie soltanto.
Qui, dove inutilmente torno,
muscoli e levigate cosce,
pietra che ferma la carne:
così il sogno sfonda le quinte
e si mostra in una scena non sua,
attore al pari del vero.
È qui che danno ogni sera
lo stesso destino disfatto.
19 giugno 2009
Passate abbandoni
.

Passate abbandoni in voto di speranza.
Passate veloci,
al conforto dei vostri falò.
Voi che dovete lasciarvi tutto alle spalle
e tutto guardare da su
per capire.
Passate, messi d’inquietudine.
Nulla vi dirà del mondo
più delle vacillanti cose
che pure stanno.
Amano la loro condanna
i riverberi di luce sull’acqua.
Passate veloci,
al conforto dei vostri falò.
Voi che dovete lasciarvi tutto alle spalle
e tutto guardare da su
per capire.
Passate, messi d’inquietudine.
Nulla vi dirà del mondo
più delle vacillanti cose
che pure stanno.
Amano la loro condanna
i riverberi di luce sull’acqua.
14 giugno 2009
The clouds run ashore
.

The clouds run ashore at the harbour cranes.
They sow notes of polish
beneath a sun-swollen moon
who wears their plots down
to a cinder shawl.
In the terrace of my beloved
a wisteriafall sprinkles
her still glass-dome
with memories.
She stems
a sister violet sap
in her eyes.
I only breathe
and scent
a pollen of end.
10 giugno 2009
Dove inciampa la tua arte
.

Come il nostro merlo
serotino appare
in un lampo d’ossidiana
sul debole pruno,
la gialla sgorbia che intaglia
trilli rampicanti sulla volta
di un linoleum tumefatto,
così ritorni tu quando imbuia
a rinverdirmi e scruti
corridoi celesti che io non vedo
e poi sparisci
appena senti il mio pensiero.
Così io resto
dove inciampa la tua arte.
serotino appare
in un lampo d’ossidiana
sul debole pruno,
la gialla sgorbia che intaglia
trilli rampicanti sulla volta
di un linoleum tumefatto,
così ritorni tu quando imbuia
a rinverdirmi e scruti
corridoi celesti che io non vedo
e poi sparisci
appena senti il mio pensiero.
Così io resto
dove inciampa la tua arte.
6 giugno 2009
Dormo quell'orizzonte
.

Poche case quadrate.
Quattro granelli di sabbia
perduti dallo scirocco
nelle sue transumanze.
Brilla una faccia di quarzo
nel tempo che concede al sole
la sua mola convulsa
il pianeta.
Sono nato da una
di quelle scintille
ma vorrei rivederlo.
Dormo quell’orizzonte.
L’abbraccio infinito dell’occhio
non misura la miseria
delle nostre bisacce
di ruminanti.
Spogli sigilli d’argilla
grammi della materia dell’uomo -
l’alito vivificante evapora
nel sonno dei vivi.
perduti dallo scirocco
nelle sue transumanze.
Brilla una faccia di quarzo
nel tempo che concede al sole
la sua mola convulsa
il pianeta.
Sono nato da una
di quelle scintille
ma vorrei rivederlo.
Dormo quell’orizzonte.
L’abbraccio infinito dell’occhio
non misura la miseria
delle nostre bisacce
di ruminanti.
Spogli sigilli d’argilla
grammi della materia dell’uomo -
l’alito vivificante evapora
nel sonno dei vivi.
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